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I CELTI E IL SIMBOLISMO DEGLI ANIMALI Nell’antichità, i Celti costituivano un gruppo etnico che, per sopravvivere, doveva scendere a patti con i popoli che, man mano, incontrava. Alcuni reperti archeologici di epoca preistorica testimoniano che le popolazioni celtiche avevano un rispetto particolare per alcuni tipi di oggetti materiali. E’ come se questi reperti testimoniassero l’esistenza di un rapporto speciale tra la persona e l’oggetto in questione. Nei racconti epici che ci hanno tramandato compaiono riferimenti importanti sia sul mondo vegetale, sia su quello animale. E’, quindi, per forza di cose che dobbiamo ammettere che la cultura celtica fosse una cultura totemica. Per definizione, il totem è “un oggetto materiale, un corpo celeste, un animale o una pianta che, nelle credenze delle tribù primitive, ha dato origine ad un gruppo etnico, con la conseguenza di un rapporto di discendenza e parentela, che determina degli obblighi all’interno del gruppo, talvolta di carattere religioso”. Di conseguenza, il Totemismo “è un sistema di discendenze e di parentele fondato sul totem”. A seconda delle varie credenze, esso presuppone l’esistenza di animali-antenati, che avrebbero dato origine al gruppo, diventandone anche i protettori. Ogni gruppo etnico si identificava con un animale. E infatti, ogni membro del gruppo non solo pensava di discendere da un determinato animale (il totem), ma pensava anche di potersi appropriare, con iniziazioni particolari, delle qualità di questo animale: ad esempio, della forza, del coraggio, della bellezza… (è ovvio che caratteristiche degli animali- totem avessero una forte valenza simbolica). Per quanto riguarda la cultura celtica, ad esempio, noi crediamo molto probabile che la divinità di nome Cernunnos (a forma di cervo) abbia proprio questo tipo di origine. Nei suoi risvolti religiosi, il Totemismo si manifesta come un vero e proprio culto dell’animale – totem, e cioè dell’animale che era ritenuto come un proprio antenato. I rapporti tra l’uomo ed il suo totem sono reciprocamente benefici: il totem protegge l’uomo e l’uomo esprime il suo rispetto per il totem in diversi modi: ad esempio, non uccidendolo, quando si tratta di un animale (se si è costretti ad ucciderlo, lo si fa osservando un prescritto rituale di scuse e di cerimonie espiatorie) o non cogliendola, quando si tratta di una pianta. Nel suo libro “Totem e tabù”, lo psicologo Sigmund Freud spiega che le religioni (almeno quelle precristiane) si sono sviluppate da un sentimento di colpa: quella di aver ucciso e utilizzato il proprio Antenato, e cioè il Padre primitivo. In seguito, nelle religioni primitive, questa uccisione diventa oggetto di una ritualizzazione che si conclude con un cosiddetto pasto totemico, un modo come un altro per realizzare una fusione mistica con il proprio “archetipo” religioso e\o sociale. In questa ottica deve essere interpretato il culto orgiastico di Dioniso “Zagreo” che assunse in Grecia le caratteristiche di una religione misteriosofica, qual è, appunto, l’Orfismo. E, non da ultimo, anche l’atto sacrificale di Cristo (ricordato nella “Comunione” del Cristianesimo) che, per amore, offre il suo corpo e il suo sangue per riscattare, a nome di tutti e per tutti, il male del mondo. Ma, ritornando alla cultura celtica, vediamo che alcuni gruppi etnici si chiamano “Figli dell’Orsa”, giacché simboleggiano, nel nome che portano, la loro discendenza dalla Grande Madre, il cigno oppure l’oca dal piumato bianco, come il vestito di un Druido. Da parte nostra, sottolineiamo che, presso i Celti, il Totemismo ha una valenza prevalentemente simbolica e sociale: l’animale o la pianta prescelti sono, per i membri del gruppo etnico, essenzialmente un simbolo di identificazione sociale. Su un eroe druido di nome Diarmaid possiamo leggere molte cose interessanti. La sorte di questo eroe, infatti, sarebbe legata ad un cinghiale. Su di lui esistono molte leggende. E tutte spiegano che il fratello di Diarmaid avrebbe ucciso accidentalmente un cinghiale. Proprio questo fatto sarebbe all’origine del divieto (tabù) di cacciare il cinghiale per tutti i suoi discendenti: pena la morte. Il simbolo totemico del cinghiale è molto diffuso nella Gallia (l’odierna Francia), dove quasi tutte le insegne di guerra sono sormontate da aste che rappresentano dei cinghiali. Nel calderone di Gundestrip c’è una placca dove è scolpito un cinghiale e dove i guerrieri hanno un elmo dove è stata fatta l’incisione di questo animale totem. È probabile che, col tempo, il cinghiale sia passato a rappresentare le forze solitarie del guerriero. Ma ritorniamo all’eroe druido che ha lasciato scritte molte opere di sé: Cû Chulainn. Prima di essere iniziato si chiamava Sètanta. In seguito alla morte di un cane che, per sbaglio, egli stesso aveva provocato, gli viene imposto il soprannome di “Cane di Chulainn”. Ma il fatto era che egli aveva ucciso il cane da guardia di un fabbro e, sentendosi in colpa, aveva deciso di fare lui stesso la guardia, per proteggere il fabbro. Ecco come Sètanta ottiene dal druido Cathhad la trasformazione del suo nome. Da allora, egli porterà sempre il nome di Cû Chulainn, che significa appunto Cane di Chulainn. In questa storia si può intravedere l’allusione ad un rito druido ed iniziatico, a cui Sètanta sarebbe stato sottoposto per poter accedere – in qualità di membro a pieno titolo - al suo clan che aveva appunto, come simbolo totemico, proprio un cane. Fra le tante storie legate al totemismo, e cioè al connubio tra uomo e animale, ricordiamo la storia di Kulhwch, un giovane che nasce in mezzo a un branco di porci domestici. Poi, la storia di Prydui, un altro eroe che - si dice - venne rapito alla sua nascita e poi deposto in una stalla dov’era appena nato un puledro. L’irlandese Art, figlio di Conn - o meglio “Testa di Orso” - prese questo nome totemico dopo avere conquistato la figlia di Coinechend. E per finire cosa dire di Re Artù, che significa orso? E che dire poi, lo ricordiamo solo per curiosità, che l’orso è il simbolo (mi verrebbe quasi da dire animale totemico) della Russia? Il divieto di uccidere l’animale di cui si porta il nome è molto più di una regola: è una legge totemica. Ma se tutto ciò ci fa sorridere, se tutto ciò ci fa pensare che i nostri antenati celtici fossero solo dei “barbari”, riducendo così, ai nostri occhi, il significato del totemismo druidico - allora faccio subito un breve cenno al totemismo che, nel terzo millennio, hanno le squadre di calcio italiane! Tutte o quasi tutte le squadre hanno nella loro bandiera l’effigie di un animale. Così il Torino il toro, la zebra la Juventus, la Roma la lepre, il Genoa il grifone e così via… non voglio prolungarmi perché è giusto che lo faccia chi legge: è un modo come un altro per riscoprire il nostro cuore celtico e il Totemismo che è in noi. Nell’antichità, i Celti costituivano un gruppo etnico che, per sopravvivere, doveva scendere a patti con i popoli che, man mano, incontrava. Alcuni reperti archeologici di epoca preistorica testimoniano che le popolazioni celtiche avevano un rispetto particolare per alcuni tipi di oggetti materiali. E’ come se questi reperti testimoniassero l’esistenza di un rapporto speciale tra la persona e l’oggetto in questione. Nei racconti epici che ci hanno tramandato compaiono riferimenti importanti sia sul mondo vegetale, sia su quello animale. E’, quindi, per forza di cose che dobbiamo ammettere che la cultura celtica fosse una cultura totemica. Per definizione, il totem è “un oggetto materiale, un corpo celeste, un animale o una pianta che, nelle credenze delle tribù primitive, ha dato origine ad un gruppo etnico, con la conseguenza di un rapporto di discendenza e parentela, che determina degli obblighi all’interno del gruppo, talvolta di carattere religioso”. Di conseguenza, il Totemismo “è un sistema di discendenze e di parentele fondato sul totem”. A seconda delle varie credenze, esso presuppone l’esistenza di animali-antenati, che avrebbero dato origine al gruppo, diventandone anche i protettori. Ogni gruppo etnico si identificava con un animale. E infatti, ogni membro del gruppo non solo pensava di discendere da un determinato animale (il totem), ma pensava anche di potersi appropriare, con iniziazioni particolari, delle qualità di questo animale: ad esempio, della forza, del coraggio, della bellezza… (è ovvio che caratteristiche degli animali- totem avessero una forte valenza simbolica). Per quanto riguarda la cultura celtica, ad esempio, noi crediamo molto probabile che la divinità di nome Cernunnos (a forma di cervo) abbia proprio questo tipo di origine. Nei suoi risvolti religiosi, il Totemismo si manifesta come un vero e proprio culto dell’animale – totem, e cioè dell’animale che era ritenuto come un proprio antenato. I rapporti tra l’uomo ed il suo totem sono reciprocamente benefici: il totem protegge l’uomo e l’uomo esprime il suo rispetto per il totem in diversi modi: ad esempio, non uccidendolo, quando si tratta di un animale (se si è costretti ad ucciderlo, lo si fa osservando un prescritto rituale di scuse e di cerimonie espiatorie) o non cogliendola, quando si tratta di una pianta. Nel suo libro “Totem e tabù”, lo psicologo Sigmund Freud spiega che le religioni (almeno quelle precristiane) si sono sviluppate da un sentimento di colpa: quella di aver ucciso e utilizzato il proprio Antenato, e cioè il Padre primitivo. In seguito, nelle religioni primitive, questa uccisione diventa oggetto di una ritualizzazione che si conclude con un cosiddetto pasto totemico, un modo come un altro per realizzare una fusione mistica con il proprio “archetipo” religioso e\o sociale. In questa ottica deve essere interpretato il culto orgiastico di Dioniso “Zagreo” che assunse in Grecia le caratteristiche di una religione misteriosofica, qual è, appunto, l’Orfismo. E, non da ultimo, anche l’atto sacrificale di Cristo (ricordato nella “Comunione” del Cristianesimo) che, per amore, offre il suo corpo e il suo sangue per riscattare, a nome di tutti e per tutti, il male del mondo. Ma, ritornando alla cultura celtica, vediamo che alcuni gruppi etnici si chiamano “Figli dell’Orsa”, giacché simboleggiano, nel nome che portano, la loro discendenza dalla Grande Madre, il cigno oppure l’oca dal piumato bianco, come il vestito di un Druido. Da parte nostra, sottolineiamo che, presso i Celti, il Totemismo ha una valenza prevalentemente simbolica e sociale: l’animale o la pianta prescelti sono, per i membri del gruppo etnico, essenzialmente un simbolo di identificazione sociale. Su un eroe druido di nome Diarmaid possiamo leggere molte cose interessanti. La sorte di questo eroe, infatti, sarebbe legata ad un cinghiale. Su di lui esistono molte leggende. E tutte spiegano che il fratello di Diarmaid avrebbe ucciso accidentalmente un cinghiale. Proprio questo fatto sarebbe all’origine del divieto (tabù) di cacciare il cinghiale per tutti i suoi discendenti: pena la morte. Il simbolo totemico del cinghiale è molto diffuso nella Gallia (l’odierna Francia), dove quasi tutte le insegne di guerra sono sormontate da aste che rappresentano dei cinghiali. Nel calderone di Gundestrip c’è una placca dove è scolpito un cinghiale e dove i guerrieri hanno un elmo dove è stata fatta l’incisione di questo animale totem. È probabile che, col tempo, il cinghiale sia passato a rappresentare le forze solitarie del guerriero. Ma ritorniamo all’eroe druido che ha lasciato scritte molte opere di sé: Cû Chulainn. Prima di essere iniziato si chiamava Sètanta. In seguito alla morte di un cane che, per sbaglio, egli stesso aveva provocato, gli viene imposto il soprannome di “Cane di Chulainn”. Ma il fatto era che egli aveva ucciso il cane da guardia di un fabbro e, sentendosi in colpa, aveva deciso di fare lui stesso la guardia, per proteggere il fabbro. Ecco come Sètanta ottiene dal druido Cathhad la trasformazione del suo nome. Da allora, egli porterà sempre il nome di Cû Chulainn, che significa appunto Cane di Chulainn. In questa storia si può intravedere l’allusione ad un rito druido ed iniziatico, a cui Sètanta sarebbe stato sottoposto per poter accedere – in qualità di membro a pieno titolo - al suo clan che aveva appunto, come simbolo totemico, proprio un cane. Fra le tante storie legate al totemismo, e cioè al connubio tra uomo e animale, ricordiamo la storia di Kulhwch, un giovane che nasce in mezzo a un branco di porci domestici. Poi, la storia di Prydui, un altro eroe che - si dice - venne rapito alla sua nascita e poi deposto in una stalla dov’era appena nato un puledro. L’irlandese Art, figlio di Conn - o meglio “Testa di Orso” - prese questo nome totemico dopo avere conquistato la figlia di Coinechend. E per finire cosa dire di Re Artù, che significa orso? E che dire poi, lo ricordiamo solo per curiosità, che l’orso è il simbolo (mi verrebbe quasi da dire animale totemico) della Russia? Il divieto di uccidere l’animale di cui si porta il nome è molto più di una regola: è una legge totemica. Ma se tutto ciò ci fa sorridere, se tutto ciò ci fa pensare che i nostri antenati celtici fossero solo dei “barbari”, riducendo così, ai nostri occhi, il significato del totemismo druidico - allora faccio subito un breve cenno al totemismo che, nel terzo millennio, hanno le squadre di calcio italiane! Tutte o quasi tutte le squadre hanno nella loro bandiera l’effigie di un animale. Così il Torino il toro, la zebra la Juventus, la Roma la lepre, il Genoa il grifone e così via… non voglio prolungarmi perché è giusto che lo faccia chi legge: è un modo come un altro per riscoprire il nostro cuore celtico e il Totemismo che è in noi.
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