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Mai morto, ha solo
visitato il pianeta Terra per 50 anni, regalando a
chi l'ha conosciuto il suo sapere...
Ho conosciuto Ele molto tempo fa,
era il 31 ottobre del 1997 a CANALE 5, si parlava di Hallooween e di celtismo,
Ele presentava l'idromiele. Non sapevo nulla di questa
affascinante cultura; Ele fu il mio maestro. Portai
avanti il celtismo con lui: io a Genova, lui in giro
per l'Italia. Non so se i più sanno quanto era bravo
come artista, l'ho apprezzai subito e comprai da lui
tantissimi quadri, spingendolo a farne altri,
soprattutto quando si demotivava. I suoi quadri rappresentavano
l'archetipo della Dea, la Dea Madre quasi sempre con
un cigno e altri animali sacri della cultura
celtica, concezione celtica
dello spazio-tempo piena di energie, entità e altri
mondi.
Mi innamorai subito della sua
pittura, organizzai con lui molte mostre; il titolo
era sempre: "Il Ritorno della Dea". Ho comprato e
tenuto per me molte delle sue opere; la visione
celtica, di cui lui è stato il promotore di un
movimento spirituale che possiamo chiamare
neo-celtismo, è genialmente rappresentata nelle sue
pitture. Ispirata dal celtismo di Ele ho scritto due
libri in chiave di romanzo, dove la storia ruota
attorno a tre personaggi del tempo attuale: Ele
Pauletti nel personaggio di Akim, io in Fatim e un
nostro amico collaboratore in Arun. Come ispiratrice
celtica so che ora dimora in Nove Onde (l'Aldilà
celtico), come sensitiva, è senza dubbio nella Nona
Onda, quella del "ritorno".
Dal
Libro Nove Onde di Cinzia Sibilla Biffino. Ed
Sibilla
...Lo scherzo terreno, che la sfera prisma stava
facendo, era di mandare forti pensieri della terra,
e questi fecero precipitare Fatim e Arun nella
radura, come fiocchi di neve.
Tutto era tranquillo, il fuoco ancora acceso. Si
guardarono l’un l’altro interrogandosi con gli
occhi: "Dov’è
Akim? Come
facciamo? Magister aiutaci... fallo tornare!..."
Apparve il Magister. Cupo in volto li guardò. Si
avvicinò a Fatim e gli aprì la mano. Aveva due
pietre runiche! Questi guardò il Magister negli
occhi dicendo: "Questo vuol dire che non lo vedremo
più! Una di queste pietre è sua, mi è rimasta
quando ci tenevamo con le mani, prima che fosse
attirato dalla sfera prismica!"
Abbassò gli occhi e deglutì più di una volta. Il
cuore era stretto da una morsa terribile di dolore.
Fatim andò vicino al Magister. Lo spazio delle
radure gli sembrò per la prima volta disperatamente
nudo. Prese il Magister per le spalle, lo scrollo
più volte urlando: "Riportami da lui! Riportami in
Nove Onde!"
Il Magister era solido come una roccia. Il bosco
sembrava all’improvviso una cattedrale gotica di
ghiaccio ancora più remota, immensa, sacra. Parve a
Fatim di essere sola con il suo dolore. Chiuse gli
occhi, stringendosi al Magister gridando: "Perché...
perché?"
Udirono la voce del Magister, da non si sa
dove, che gli diceva: "Un giorno lo ritroverete, un
giorno vi unirete... e ripercorrete una nuova pagina
di vita!" Aprì gli occhi Fatim ed impetuosamente
chiese: "Quando! Quando accadrà?" Ma si accorse che
stava parlando abbracciata ad una secolare quercia.
Così tutto è unico, finale biografia cantata ed
orchestrata dell’io di due celti. La morte infine
sorge dinanzi alla mente, non come un termine, ma
come una tappa, un nuovo inizio. Questa storia
narrata come solo i celti bardi sanno, è avvenimento
di straordinaria terrificante importanza. Narra il
dramma cosmico dell’individuo pieno di affanni, di
conoscenza, di vita, di verità.
Alla creazione segue ancora la vita nel tempo,
questo è il principio eterno in ognuno di noi. La
vita non è un solo episodio, ma universi,
reincarnazione e vite successive. La morte congela
il passato, fermando il ricordo.
"Si
vive una volta sola", dice la saggezza popolare, ma
solo per coloro che non sanno né vivere, né sognare:
la vita non si ripete. La vita, se non capita, si
vive una volta sola, in modo inconsapevole. Quando
la si comprende, allora, l’antica saggezza popolare
aggiungerà: "Si vive una volta sola, quando si è
bambini nello spirito. Si vive una volta sola,
quando non si conosce. Si vive una volta sola,
quando non si vuole ricordare. Si vive mille volte
quando il ricordo diventa leggenda."
Dunque ti aspettiamo caro, dolce, generoso Ele.
Ciao, la tua amica Fatim.
(continua)
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